PERCOSRO RIABILITATIVO "FAST-TRACK"

Il "fast-track" è un programma di gestione e di cure intensive applicabile a tutte le branche chirurgiche che prevede un impegno multidisciplinare ed un coinvolgimento del paziente al fine di ottenere risultati rapidi e soddisfacenti.
Tale impostazione fu introdotta negli anni da un chirurgo danese che applicò inizialmente i criteri del protocollo alla chirurgia addominale per ridurre le complicanze ed ottimizzare i risultati clinici. Successivamente generò protocolli "fast-track" da applicare a diverse specialità chirurgiche, nonché anestesiologiche e mediche.
Nella chirurgia ortopedica le applicazioni più consolidate di tali principi riguardano soprattutto la protesica di ginocchio, recentemente si sono estese alla chirurgia protesica dell’anca. Nei centri in cui la pratica è consolidata si è da tempo dimostrata l’importanza dell’approccio multidisciplinare come cardine della metodologia; a fianco del chirurgo ortopedico diventa fondamentale il coinvolgimento dell’anestesista, dell’internista, del fisiatra, del fisioterapista, del personale infermieristico e tecnico e, soprattutto del paziente.

 fasttrack

Principali benefici del "Fast Track"

  • riduzione della degenza ospedaliera
  • minori complicazioni perioperatorie
  • minore necessità di trasfusioni di sangue
  • maggiore coinvolgimento del paziente nel percorso terapeutico
  • ripresa funzionale più rapida da parte del paziente

Coinvolgimento del paziente

Gli obiettivi del protocollo “fast-track” si possono ottenere solo se il paziente assume un ruolo attivo nel percorso assistenziale ed è pertanto fondamentale il coinvolgimento (suo e dei familiari) da parte dei sanitari, mediante informazioni dettagliate. Al tempo stesso è richiesto impegno al paziente.

Prima dell’intervento è previsto un evento informativo specifico riguardo al percorso clinico-assistenziale proposto circa le modalità di ricovero, la degenza, il gesto chirurgico e il percorso riabilitativo conseguente.

Il paziente deve partecipare attivamente e trarne profitto.

Ottimizzazione delle condizioni cliniche prima del ricovero

Per poter realizzare un approccio “fast-track” è cruciale ottimizzare nel periodo precedente al ricovero ospedaliero le condizioni generali del paziente. È anzitutto opportuno selezionare il paziente idoneo e controllare i fattori di rischio che possono influire sulla durata dell'ospedalizzazione e, soprattutto, sulle complicazioni dell'intervento chirurgico. In particolare alcuni fattori di frequente riscontro possono essere migliorati prima dell'intervento, anche con un approccio multidisciplinare, ad esempio fumo , consumo di alcolici e sospensione degli antinfiammatori per ridurre il sanguinamento perioperatorio.

Ricovero ospedaliero e intervento chirurgico

Il ricovero avviene solitamente il giorno prima o il giorno stesso dell’intervento.

Viene eseguita anestesia periferica per consentire un maggior controllo del dolore nel postoperatorio e una più rapida ripresa funzionale.

La procedura chirurgica non differisce da quella standard: il requisito fondamentale è sempre il rispetto per quanto tecnicamente possibile dei tessuti molli (muscoli e tendini) ed il risparmio del tessuto osseo.

Il controllo del sanguinamento è fondamentale durante e dopo l’intervento chirurgico, in modo da ridurre al minimo la necessità di trasfusioni di sangue o i disagi da anemizzazione durante la degenza. Vengono a tal fine utilizzate terapie farmacologiche locali intraoperatorie (LIA) di uso ormai consolidato nella chirurgia specifica. 
Si cerca se possibile di evitare l’impiego di drenaggio dal sito chirurgico, così come del catetere vescicale, e di massimizzare il controllo del dolore postoperatorio in modo da permettere una più agevole e precoce fisioterapia e ridurre al massimo il periodo di allettamento del paziente.

Ripresa funzionale nel post-operatorio

Il giorno stesso dell’intervento, non appena si riprende la sensibilità agli arti inferiori dopo l’anestesia periferica, si iniziano esercizi di contrazione muscolare dei glutei, del quadricipite e di mobilizzazione della caviglia e del ginocchio. Quindi si procede gradualmente alla posizione seduta ed alla discesa dal letto; se le condizioni generali lo consentono si procede a piccoli spostamenti con deambulatore.

Sotto la guida dei  fisioterapisti, vengono eseguiti esercizi al letto (esempio ponte bipodalico, mobilizzazione attiva e passiva dell’anca e del ginocchio), deambulazione per brevi tratti con incremento graduale ed utilizzo di 2 stampelle, in modo da ottenere autonomia negli spostamenti in camera/bagno ed in reparto. 
In seconda giornata si incrementa l’autonomia funzionale (deambulazione in corridoio per tratti maggiori) e, se le prime tappe sono rispettate, si procede all’esecuzione delle scale.
In terza giornata può essere prevista la dimissione, con l’obiettivo funzionale di una ripresa che consenta l’autonomia nelle attività di base della vita quotidiana, nella deambulazione con stampelle e con carico pressoché completo o parziale per 20-30 giorni a seconda della confidenza riscontrata dal paziente e della qualità ossea riscontrata durante la procedura chirurgica.
La fisioterapia deve comunque proseguire dopo la dimissione; vengono rilasciate le istruzioni relative, le indicazioni sulla terapia farmacologica e le medicazioni del caso, si prevede una rivalutazione ambulatoriale a circa 30 giorni di distanza.